La progressiva restrizione europea dei PFAS sta entrando nella fase operativa. Le imprese non possono attendere il divieto generale: diversi obblighi sono già applicabili o diventeranno vincolanti nei prossimi mesi.

Dal 10 aprile 2026 sono operative alcune restrizioni sul PFHxA, sui suoi sali e sulle sostanze correlate, introdotte dal Regolamento (UE) 2024/2462. I limiti interessano, tra gli altri, prodotti tessili e calzature destinati ai consumatori, cosmetici, miscele per uso consumer e materiali in carta o cartone destinati al contatto alimentare. Ulteriori applicazioni settoriali beneficiano di periodi transitori differenziati e devono essere verificate caso per caso.

Dal 12 agosto 2026, il Regolamento (UE) 2025/40 – PPWR vieta l’immissione sul mercato di imballaggi destinati al contatto con alimenti contenenti PFAS oltre specifiche soglie. La Commissione ha chiarito che il requisito riguarda gli imballaggi immessi sul mercato dopo tale data, rendendo urgente acquisire analisi, dichiarazioni e informazioni dai fornitori.

Dal 12 gennaio 2026 sono inoltre applicabili i nuovi valori e gli obblighi armonizzati di monitoraggio dei PFAS nelle acque potabili, con possibili ricadute sui controlli ambientali e sulle attività produttive.

Per le schiume antincendio, il Regolamento (UE) 2025/1988 prevede divieti progressivi e periodi transitori diversi in funzione dell’impiego: ogni azienda deve quindi censire immediatamente concentrati, impianti, scorte e modalità di smaltimento.

Infine, la restrizione universale REACH sui PFAS (che punta a vietare la produzione, l’uso e l’immissione sul mercato di oltre 10.000 sostanze per- e poli-fluoroalchiliche nell’Unione Europea) è ancora nel procedimento ECHA: non esiste ancora una data definitiva di entrata in vigore. Tuttavia si prevede che l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche terminerà la valutazione della proposta entro la fine del 2026. Le aziende devono già mappare sostanze, componenti, imballaggi e fornitori, richiedere evidenze analitiche, individuare alternative e predisporre un piano di sostituzione. Attendere il testo finale potrebbe significare non avere tempo sufficiente per qualificare materiali e filiere alternative.