I rischi psicosociali continuano a rappresentare una delle principali criticità per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il nuovo report EU-OSHA “Workforce diversity and psychosocial risks: towards healthier and more inclusive workplaces” richiama l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato: la mancata inclusione delle diversità della forza lavoro incide sull’esposizione a stress, ansia, depressione, burnout, molestie e violenza.
Secondo i dati richiamati dall’Agenzia europea, una quota significativa di lavoratori nell’Unione europea (27%) dichiara di soffrire di stress, ansia o depressione causati o aggravati dal lavoro. Il problema non riguarda solo l’organizzazione generale delle attività, ma anche le condizioni specifiche di alcuni gruppi più esposti, tra cui donne, lavoratori LGBTIQ+, persone migranti, lavoratori con disabilità, giovani, anziani e persone con basso status socioeconomico.
Il report evidenzia che discriminazione, precarietà, insicurezza lavorativa, scarsa autonomia, sovraccarico, orari disagevoli, molestie e carenze organizzative possono aumentare l’esposizione ai rischi psicosociali. Per le aziende, il messaggio è chiaro: la valutazione dello stress lavoro-correlato non dovrebbe essere trattata come un adempimento standardizzato, ma come un processo capace di considerare anche genere, età, provenienza, condizioni personali e vulnerabilità specifiche.
Integrare diversità, uguaglianza e inclusione nelle strategie di salute e sicurezza consente di prevenire meglio i rischi, migliorare il clima aziendale e rafforzare il benessere organizzativo. Le imprese sono quindi chiamate ad aggiornare valutazioni, procedure, formazione e canali di ascolto, adottando misure concrete contro discriminazioni, molestie e fattori di stress organizzativo.
