Cyber Index PMI: consapevolezza in aumento, ma la maturità resta insufficiente
Il Cyber Index PMI 2025 conferma un dato importante per il sistema produttivo italiano: le piccole e medie imprese sono sempre più consapevoli dei rischi informatici, ma faticano ancora a trasformare questa consapevolezza in misure organizzative e tecniche realmente efficaci.
Il rapporto, promosso da Confindustria e Generali con il contributo scientifico del Politecnico di Milano e la partnership istituzionale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, evidenzia un livello medio di consapevolezza pari a 55 punti su 100. Il dato è in crescita rispetto all’anno precedente, ma resta al di sotto della soglia di sufficienza, fissata a 60.
Il quadro che emerge è quindi positivo solo in parte. Da un lato, aumenta l’attenzione delle imprese verso la cybersecurity, anche per effetto della digitalizzazione dei processi e della crescente esposizione a minacce informatiche. Dall’altro lato, permane un divario significativo nella capacità di individuare i rischi, pianificare controlli adeguati e attuare misure concrete di protezione.
Il punto più critico riguarda proprio il passaggio dalla strategia all’operatività: molte PMI iniziano a comprendere l’importanza della sicurezza digitale, ma non dispongono ancora di procedure, competenze, strumenti di monitoraggio e piani di risposta sufficientemente strutturati.
Per le aziende, la cybersecurity non può più essere considerata un tema solo tecnico. Proteggere dati, sistemi e continuità operativa significa tutelare competitività, reputazione e affidabilità verso clienti, fornitori e filiere produttive. Il Cyber Index PMI conferma quindi la necessità di investire in valutazione del rischio, formazione, governance e misure di prevenzione realmente applicabili alla dimensione aziendale.
