Dal 2 agosto 2025 entra in una fase concreta l’applicazione dell’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale. L’articolo 50 introduce infatti obblighi specifici di trasparenza per chi produce, utilizza o diffonde contenuti generati da sistemi di intelligenza artificiale.

La finalità è rendere riconoscibile l’origine artificiale di determinati contenuti, soprattutto quando possono incidere sull’informazione, sulla fiducia degli utenti o su temi di interesse pubblico. Non si tratta di semplici raccomandazioni, ma di obblighi regolatori che possono comportare sanzioni significative.

Le nuove regole riguardano, in particolare, i sistemi di intelligenza artificiale progettati per interagire con persone fisiche, come chatbot, assistenti virtuali e servizi di customer care automatizzati. In questi casi, l’utente deve essere informato in modo chiaro quando sta interagendo con una macchina.

Obblighi specifici sono previsti anche per l’uso di sistemi di riconoscimento delle emozioni, categorizzazione biometrica, deep fake e contenuti testuali generati dall’AI su questioni di interesse pubblico. In tali situazioni, il contenuto deve essere identificabile come artificiale, anche attraverso marcature leggibili dai sistemi digitali.

Per le imprese, il tema non riguarda solo l’area legale. Coinvolge comunicazione, marketing, risorse umane, IT, compliance e management. Diventa quindi necessario mappare gli strumenti di AI utilizzati, definire regole interne, documentare il contributo umano e distinguere tra contenuti interamente generati dall’AI e contenuti assistiti dall’AI ma revisionati in modo sostanziale.

La trasparenza sull’uso dell’intelligenza artificiale diventa così un requisito di conformità, ma anche un elemento di affidabilità verso clienti, utenti e stakeholder.

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